{"id":700,"date":"2023-06-08T10:49:30","date_gmt":"2023-06-08T08:49:30","guid":{"rendered":"http:\/\/madridenrose.com\/?p=700"},"modified":"2023-07-26T17:20:16","modified_gmt":"2023-07-26T15:20:16","slug":"guido-reni-o-come-il-classicismo-barocco-trova-il-suo-splendore-nel-pennello-del-maestro-bolognese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/madridenrose.com\/it\/guido-reni-o-come-il-classicismo-barocco-trova-il-suo-splendore-nel-pennello-del-maestro-bolognese\/","title":{"rendered":"Guido Reni o come il classicismo barocco trova il suo splendore nel pennello del maestro bolognese"},"content":{"rendered":"<p>In questo caso di <strong>Art Detective<\/strong> voglio parlare di un pittore straordinario: <strong>Guido Reni<\/strong>.<br \/>\nQuesto superlativo pittore bolognese distacc\u00f2 per il suo stile, permeato da un gran<br \/>\nclassicismo in un&#8217;epoca e in un&#8217;arte barocca.<br \/>\nApprofittando dell&#8217;attuale esposizione del Museo del Prado dedicata a Reni, che<br \/>\nesibisce intorno a 100 pezzi provenienti da pi\u00f9 di 40 musei, ho selezionato tre opere da<br \/>\ninvestigare in puro stile Art Detective.<br \/>\nQueste opere sono delle versioni che l\u2019artista realizz\u00f2 mediante una tecnica sorprendente,<br \/>\nquella del calco.<br \/>\nFurono create in differenti momenti della sua vita e abordano diversi temi. Spaziano tra<br \/>\nla mitologia, le leggende e la religione in maniera perfetta e armonica.<br \/>\nGuido Reni inizi\u00f2 la sua carriera sotto l\u2019influenza del suo maestro Annibale Carracci e del<br \/>\nnaturalismo classico, uno stile artistico che cerca di rappresentare la natura e il mondo reale<br \/>\ncon fedelt\u00e0 e precisione.<br \/>\nTuttavia Reni svilupp\u00f2 uno stile personale, distintivo, che lo differenzi\u00f2 da altri artisti della sua<br \/>\nepoca.<br \/>\nTra le caratteristiche pi\u00f9 rilevanti del suo stile vi sono l&#8217;eleganza, la delicatezza e il trattamento<br \/>\ndelle figure. I suoi personaggi hanno dei tratti delicati e proporzioni armoniose che<br \/>\nconferiscono loro una bellezza idealizzata.<br \/>\nReni \u00e8 abile nel rappresentare la pelle delicata e le pieghe delle tele con grande<br \/>\ndominio tecnico, che aggiunge ad esso un grande realismo cos\u00ec come vari dettagli alla<br \/>\nsua opera.<br \/>\nLa luce \u00e8 un altro elemento distintivo della sua arte. Reni era solito utilizzare una luce<br \/>\ndiffusa e avvolgente che generava un effetto di chiaroscuro lieve e creava un&#8217;atmosfera<br \/>\neterea. Questa sensazione di delicatezza si vedeva accentuata dalla scelta di colori<br \/>\npastello.<br \/>\nInizier\u00f2 presentando una delle stelle della <strong>mostra \u201cGuido Reni\u201d del Museo del Prado<\/strong>:<br \/>\nIppomene e Atalanta.<br \/>\nNe ho gi\u00e0 parlato in un altro caso di Art detective.<br \/>\n<strong>Ippomene e Atalanta<\/strong> sono i leoni che trainano il carro di Cibele. <strong><a href=\"http:\/\/madridenrose.com\/atalanta-e-hipomenes-o-de-como-los-jovenes-amantes-se-tranformaron-en-leones\/\">Vi ricordate?<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Prima di diventare degli animali, erano una giovane e un giovine.<br \/>\nAtalanta era una donna meravigliosa che rifiutava di sposarsi; lo avrebbe fatto solo a<br \/>\npatto che si gareggiasse con lei in una corsa, sapendo che fosse impresa impossibile<br \/>\nper qualsiasi mortale.<br \/>\nD&#8217;altra parte, Ippomene, era un giovane innamorato di Atalanta, che con l&#8217;aiuto di<br \/>\nVenere, conquister\u00e0 il suo cuore.<br \/>\nSeguendo il consiglio di Venere, <strong>Ippomene<\/strong> lancia tre mele d&#8217;oro durante la sua corsa<br \/>\nper distrarre <strong>Atalanta<\/strong> cos\u00ec da ottenere la vittoria. Le mele, ad egli consegnate da<\/p>\n<p><strong>Venere<\/strong>, provenivano dal giardino delle Esperidi un luogo sacro dove crescevano alberi<br \/>\nche producevano mele dorate con delle propriet\u00e0 magiche, simbolo d\u2019immortalit\u00e0.<br \/>\nLe mele erano custodite da Ladone, un drago da 100 teste che proteggeva i frutti. Rubare le<br \/>\nmele era quasi impossibile, visto che chiunque vi provasse, doveva affrontare la feroce bestia.<br \/>\nErcole l\u2019affront\u00f2 in uno delle sue dodici fatiche.<br \/>\nMa questa \u00e8 un&#8217;altra storia, che sicuramente racconter\u00f2 in un altro caso di Art<br \/>\nDdetective in futuro.<br \/>\nNell&#8217;opera di Guido Reni, la scena rappresenta i due giovani in una posa di danza, come se<br \/>\nstessero ballando al suono di una musica celestiale.<br \/>\nAtalanta si presenta nel lato sinistro della pittura raccogliendo la seconda mela d\u2019oro.<br \/>\nIppomene dall\u2019altro lato la guarda con gli occhi che riflettono la certezza della vittoria.<br \/>\nI corpi di entrambi sono incrociati, tra le gambe e le braccia, formando delle diagonali<br \/>\nperfette. Dei drappi voluttuosi coprono i corpi dei due. I colori di un bianco candido in<br \/>\nun meraviglioso gioco di chiaroscuro contrastano con il fondo azzurro del cielo e del<br \/>\nmare.<br \/>\nNella <strong>mostra \u201cGuido Reni\u201d<\/strong> dedicata al pittore, possiamo ammirare entrambe le pitture<br \/>\npraticamente identiche eseguite dall\u2019 artista bolognese.<br \/>\nUno dei due quadri appartiene al <strong>Museo del Prado e l&#8217;altro alla collezione del Museo<\/strong><br \/>\n<strong>Nazionale di Capodimonte di Napoli.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-687\" src=\"http:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Hipomenes-y-Atalanta-Prado-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"495\" srcset=\"https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Hipomenes-y-Atalanta-Prado-300x218.jpg 300w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Hipomenes-y-Atalanta-Prado-768x559.jpg 768w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Hipomenes-y-Atalanta-Prado-705x513.jpg 705w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Hipomenes-y-Atalanta-Prado.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-685\" src=\"http:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Atalanta-e-Hippomenes-Capodimonte-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"684\" height=\"497\" srcset=\"https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Atalanta-e-Hippomenes-Capodimonte-300x218.jpg 300w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Atalanta-e-Hippomenes-Capodimonte-768x558.jpg 768w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Atalanta-e-Hippomenes-Capodimonte-705x512.jpg 705w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Atalanta-e-Hippomenes-Capodimonte.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 684px) 100vw, 684px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;opera del <strong>Museo del Prado<\/strong> \u00e8 datata 1618 e 1 6 2 5 ed ha una storia incredibile, nel puro stile<br \/>\nArt Detective.<br \/>\nPer molto tempo, \u00e8 stata considerata una copia e, pertanto non ha occupato un luogo<br \/>\ndi rilevanza nel nostro museo di <strong>Madrid<\/strong>. Tuttavia, la sua odissea comincia dall&#8217;<strong>Italia<\/strong> a<br \/>\nMadrid molto tempo addietro.<br \/>\nIl quadro appartenne a Giovan Francesco Serra, marchese di Cassano di Calabria.<br \/>\nCalabria la mia regione di nascita. Che meraviglia! Serra, un genovese impiantato a<br \/>\nNapoli, fu un grande collezionista d&#8217;arte, e molti dei suoi quadri furono acquisiti dal<br \/>\nvicer\u00e9 di Napoli in nome del re spagnolo Filippo IV.<br \/>\nIl quadro si trovava nel Alc\u00e1zar di Madrid fino all\u2019incendio del 1734; ma si salv\u00f2 da<br \/>\nquella che fu la maggiore tragedia della storia per tutte le opere d\u2019arte in esso<br \/>\nconservate.<br \/>\nDurante il regno di Carlo III di Spagna, si consider\u00f2 osceno e si arriv\u00f2 quasi a<br \/>\nbruciarlo, ma fortunatamente questo non avvenne. Posteriormente, si trov\u00f2 nella Reale<br \/>\nAccademia delle Belle Arti di San Fernando di Madrid tra il 1796 e il 1827, anno in cui<br \/>\nfu integrato nella collezione del Museo del Prado. Dovuto al fatto che era considerato<br \/>\nuna copia fu di nuovo trasferito.<br \/>\nQuesta volta arriv\u00f2 fino alla citt\u00e0 di Granada. Dopo uno studio molto approfondito del<br \/>\nquadro, si determin\u00f2 che fosse un originale del pittore e cominci\u00f2 ad acquisire una<br \/>\ncerta importanza.<br \/>\nRecentemente, \u00e8 stato restaurato dal Almudena Sanchez, restauratrice del Museo del Prado,<br \/>\nche ha restituito al quadro il suo splendore originale.<br \/>\nGrazie a ci\u00f2, si possono apprezzare leggere differenze che esistono tra il suo gemello di<br \/>\nCapodimonte, per esempio in alcuni dettagli del piede di Ippomene, altri nel paesaggio o il<br \/>\ncolore del cielo.<br \/>\nL&#8217;opera fu realizzata dal pittore a partire da un <strong>calco<\/strong>, una sorta di \u201ccarta copiativa\u201d delle<br \/>\nopere. Nella mostra e nell\u2019opera di Reni in generale si possono trovare differenti dipinti<br \/>\nripetuti.<br \/>\nDavid Garc\u00eda Cueto, commissario dell&#8217;esposizione \u201cGuido Reni\u201d, spiega questa usanza<br \/>\ndi \u201cripetere\u201d e non \u201ccopiare\u201d i quadri. Ribadisce la differenza tra una copia e una<br \/>\nripetizione. In una ripetizione si riconosce l&#8217;originalit\u00e0 nell&#8217;esecuzione. Invece quando<br \/>\nparliamo di copia, la maggior parte delle volte, il lavoro \u00e8 stato eseguito da un altro<br \/>\npittore o dalla sua bottega. Da qui il lungo dibattito se le opere di Reni fossero o no<br \/>\noriginali.<br \/>\nGuido Reni utilizzava una sorta di base in cartone per ripetere esattamente o quasi lo<br \/>\nstesso quadro.<br \/>\nCome descrice David Garc\u00eda Cueto, \u00e8 come se fosse la base di impuntatura e il<br \/>\nmodello che usa un sarto.<br \/>\nLe versioni di Ippomene e Atalanta conservate nel Museo del Prado e di Capodimonte furono<br \/>\nrealizzate a distanza di pochi anni.<\/p>\n<p>\u00c8 strabiliante poterle ammirare insieme per la prima volta nella mostra \u201cGuido Reni\u201d!<\/p>\n<p>Passiamo adesso all\u2019opera dell\u2019esposizione di Reni che ritratta la regina <strong>Cleopatra<\/strong>. Nella<br \/>\nmostra si presentano una volta ancora due pitture che sono quasi identiche, una appartenente<br \/>\nal Museo del Prado e l\u2019altra alla collezione privata del Re Carlo III d\u2019 Inghilterra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-693\" src=\"http:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra-255x300.jpg\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra-255x300.jpg 255w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra-875x1030.jpg 875w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra-768x904.jpg 768w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra-1305x1536.jpg 1305w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra-1274x1500.jpg 1274w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra-599x705.jpg 599w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Cleopatra.jpg 1631w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-695\" src=\"http:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Reni-Cleopatra-otro-252x300.jpg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"811\" srcset=\"https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Reni-Cleopatra-otro-252x300.jpg 252w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Reni-Cleopatra-otro.jpg 503w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cleopatra, l&#8217;affascinante figura storica che govern\u00f2 L\u2019Antico Egitto dall\u2019anno 51 a.c fino alla sua<br \/>\nmorte nel 30 a.c, ha lasciato una profonda eredit\u00e0 nella cultura popolare, all\u2019essere ricordata<br \/>\nper la sua intelligenza, le sue abilit\u00e0 diplomatiche, e la sua relazione con i leader romani Giulio<br \/>\nCesare e Marco Antonio.<br \/>\nLa sua connessione con l\u2019aspide, rappresentato come il simbolo iconico del suo tragico<br \/>\ndestino, \u00e8 durato a lungo durante i secoli. Secondo le fonti storiche, Cleopatra scelse di<br \/>\naffrontare il suo tragico destino e la possibilit\u00e0 di cadere in mano ai nemici dopo la<br \/>\nsconfitta di Marco Antonio nella guerra contro Ottavio, togliendosi la vita usando il<br \/>\nmorso di un serpente velenoso, per l\u2019appunto l\u2019aspide.<br \/>\nQuesta scena \u00e8 stata plasmata in innumerevoli opere d&#8217;arte durante la storia, catturandone<br \/>\nl&#8217;intensit\u00e0 e il drammatismo.<\/p>\n<p>Nel mondo dell&#8217;arte, Guido Reni ha lasciato la sua traccia nella rappresentazione di<br \/>\nCleopatra e il vincolo con l&#8217;aspide.<br \/>\nCon la sua destrezza tecnica e la sua abilit\u00e0 nel creare composizioni equilibrate Reni<br \/>\nrappresenta Cleopatra in uno stato di serena bellezza ed eleganza.<br \/>\nIn questa opera specialmente, si pu\u00f2 osservare lo sguardo intenso e profondo della<br \/>\nregina e il suo volto che riflette solennit\u00e0 e contemplazione.<br \/>\nLa figura di Cleopatra domina il primo piano della composizione, catturando<br \/>\nl\u2019attenzione dello spettatore con la sua imponente presenza. Reni riesce a trasmettere<br \/>\nla bellezza idealizzata di Cleopatra, con linee dedicate e proporzioni che accentuano la<br \/>\nluminosit\u00e0 della sua pelle. \u00c8 interessante notare che la tecnica del calco utilizzata da<br \/>\nReni \u00e8 evidente in queste due opere.<br \/>\nSebbene esistono variazioni leggere nella composizione, tra la versione del Museo del<br \/>\nPrado e quella inglese, entrambe mostrano la destrezza artistica dei Reni e la sua<br \/>\ncapacit\u00e0 per ricreare la figura di Cleopatra accattivante.<br \/>\nNella riproduzione inglese invece di poggiare la mano sinistra sul cesto dell&#8217;aspide, la<br \/>\nestende teatralmente sul suo petto. I vestiti si rappresentano in colori differenti, il manto<br \/>\n\u00e8 rosa e non rosso, cos\u00ec come la camicia non ha pi\u00f9 il bordo dorato come nella<br \/>\nversione del Prado.<\/p>\n<p><strong>Come sono arrivati al Museo del Prado e in Inghilterra le due opere di Guido Reni?<\/strong><\/p>\n<p>Il destino di entrambe le opere, sia per il Prado che per l\u2019Inghilterra, \u00e8 piuttosto<br \/>\nenigmatico. Secondo Carlo Ridolfi, pittore e biografo veneziano si sa che l\u2019opera form\u00f2<br \/>\nparte della collezione del pittore fiammingo Nicolas R\u00e9gnier.<br \/>\nReni cre\u00f2 quest&amp;#39;opera in concomitanza con altre tre versioni di Cleopatra realizzate da altri<br \/>\nartisti: Palma il giovane, R\u00e9gnier e Guercino. Anche se la pittura di Reni non raggiunse<br \/>\nil livello di riconoscimento di quella di Palma, \u00e8 diventata un tesoro apprezzato da<br \/>\nR\u00e9gnier che la conserv\u00f2 nella sua collezione personale.<br \/>\nIl destino dell&#8217;opera dopo essere appartenuta a R\u00e9gnier continua ad essere piuttosto intricato.<br \/>\nNel 1666, la pittura fu venduta in un&#8217;asta pubblica e posteriormente acquisita dal mercante<br \/>\nd&#8217;arte veneziano Francesco Fontana. Questi cerc\u00f2 di venderla a Leonardo dei Medici,<br \/>\nmostrando cos\u00ec l\u2019 interesse che si dest\u00f2 anche nell&#8217;ambasciatore francese di Venezia.<br \/>\nCome entrambe le versioni siano poi arrivate rispettivamente al Museo del Prado e la<br \/>\ncollezione privata di Carlo III d&#8217;Inghilterra continua ad essere un mistero. La versione<br \/>\ndel Prado appare nell&#8217;inventario della Collezione Reale spagnola nel 1814, mentre<br \/>\nquella inglese apparve per la prima volta nella Leicester House, Londra, nel 1749.<br \/>\nEstremamente affascinante tutto non vi sembra?<\/p>\n<p>Un altro esempio manifesto nell&#8217;uso del calco di Reni esibito nell&#8217;esposizione del Prado \u201cGuido<br \/>\nReni\u201d e la figura di <strong>Santa Caterina d&#8217;Alessandria<\/strong>. Nelle sale del museo, una vicino all&#8217;altra, si<br \/>\nespongono due magnifiche opere: <strong>la Santa Catalina del Museo del Prado e la Santa<\/strong><br \/>\n<strong>Catalina de Patrimonio Nacional del Real Sitio de la Granja de San Ildefonso.<\/strong><br \/>\nQuesta occasione unica e irripetibile ci permette di apprezzare da vicino le particolarit\u00e0<br \/>\ndi ognuna di esse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-697\" src=\"http:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-de-Alejandria-Guido-Reni-Patrimonio-193x300.jpg\" alt=\"\" width=\"636\" height=\"989\" srcset=\"https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-de-Alejandria-Guido-Reni-Patrimonio-193x300.jpg 193w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-de-Alejandria-Guido-Reni-Patrimonio.jpg 368w\" sizes=\"auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-691\" src=\"http:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-227x300.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"846\" srcset=\"https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-227x300.jpg 227w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-778x1030.jpg 778w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-1160x1536.jpg 1160w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina-1133x1500.jpg 1133w, https:\/\/madridenrose.com\/wp-content\/uploads\/Santa-Catalina.jpg 1450w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo la leggenda, Santa Caterina fu una filosofa e martire che visse nel IV secolo nella citt\u00e0<br \/>\ndi Alessandria, Egitto. Anche se i dettagli della sua vita sono in gran parte leggendari, la sua<br \/>\nfigura \u00e8 stata oggetto di devozione ed ampiamente rappresentata nell\u2019arte cristiana.<br \/>\nLa sua tradizionale storia racconta che Caterina era una giovane di straordinaria<br \/>\nbellezza e intelligenza, che abbracci\u00f2 la fede cristiana sin dalla giovine et\u00e0. Si dice che<\/p>\n<p>dibatt\u00e9 con saggi pagani e filosofi, difendendo con fervore la fede cristiana e<br \/>\nconvertendo molti ad essa. Le si attribuisce inoltre la conversione di alcuni imperatori<br \/>\nromani.<br \/>\nLa storia pi\u00f9 conosciuta di Santa Caterina \u00e8 quella dello scontro con l&#8217;imperatore romano<br \/>\nMaximino Daya.<br \/>\nQuesto crudele governante la sottomise a prove e torture nel tentativo di farle<br \/>\nrinunciare alla fede. Tuttavia, secondo la leggenda, Santa Caterina sopravvisse a<br \/>\ndiverse di esse, come la ruota, che miracolosamente si ruppe senza toccare la sua<br \/>\nmano. Il 25 di novembre dell\u2019anno 307 d.c fu decapitata.<br \/>\nSanta Caterina d&#8217;Alessandria \u00e8 considerata la patrona di diversi gruppi e professioni,<br \/>\ntra i quali studenti, filosofi, oratori, avvocati e bibliotecari. La sua influenza e devozione<br \/>\nsi sono estesi molto nel corso dei secoli.<\/p>\n<p>Attraverso la storia, Santa Caterina \u00e8 stata rappresentata in innumerevoli opere d\u2019arte,<br \/>\ntanto in pittura come in scultura. \u00c8 frequente vederla ritratta come una giovane<br \/>\nbellissima, vestita con una tunica, sostenendo una palma, simbolo del suo martirio, una<br \/>\nruota dentata, simbolo delle prove alle quali \u00e8 stata sottomessa.<br \/>\nLe due opere di Reni che mostrano Santa Caterina appartengono alla collezione<br \/>\nMaratti, un riconosciuto pittore barocco italiano oriundo di Roma. Queste opere furono<br \/>\nacquisite dal re Filippo V di Borbone nel 1722, e da allora hanno attratto gli amanti<br \/>\ndell&amp;#39;arte con il suo splendore.<br \/>\nPer molto tempo, la versione de la Granja fu considerata una copia, mentre quella del<br \/>\nPrado fu attribuita erroneamente al pittore Domenichino.<br \/>\nTuttavia, nel corso del XX secolo, si \u00e8 riuscita a confermare con certezza la paternit\u00e0 del<br \/>\ntalentoso pittore bolognese Guido Reni.<\/p>\n<p>Non perdete l\u2019occasione di visitare <strong>l\u2019esposizione \u201cGuido Reni\u201d nel Museo del Prado<\/strong> di<br \/>\nMadrid. Avete tempo fino al 9 luglio del 2023 per dilettarvi con la genialit\u00e0 di questo<br \/>\ngrande maestro.<\/p>\n<p>Altre storie e viaggi ci attendono nei prossimi casi di <strong>Art detective<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo caso di Art Detective voglio parlare di un pittore straordinario: Guido Reni. Questo superlativo pittore bolognese distacc\u00f2 per il suo stile, permeato da un gran classicismo in un&#8217;epoca e in un&#8217;arte barocca. 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